Media
CLO, Pantaloni (P&G Sgr): “Il 2026 non sarà un anno facile, ma il valore resta”
Per il responsabile ABS della casa, la volatilità e gli effetti della guerra in Iran hanno stravolto il quadro macro. Ma, proprio in questo contesto, l’asset class ha il potenziale per distinguersi nel panorama del reddito fisso. Dal rendimento al fattore stabilità, ecco perché conviene metterla nei radar
Da un 2025 tutto sommato positivo per il reddito fisso a un 2026 che si preannuncia più complicato, tra tensioni geopolitiche e la minaccia della stagflazione dietro l’angolo. È in questo cambio di contesto che sta tutto il destino delle collateralised loan obligation (CLO), strumenti obbligazionari tipicamente emessi per finanziare uno specifico pool di prestiti a beneficio delle società. Sì perché, proprio nel periodo che vede questa asset class iniziare a fare capolino anche tra le strategie dei gestori generalisti, l’instabilità potrebbe giocare brutti scherzi ma anche far decollare in maniera definitiva l’asset class. FocusRisparmio ha provato a tracciare l’orizzonte che attende il settore con chi ne ha fatto il fiore all’occhiello della propria offerta: Luca Pantaloni, consigliere delegato e head of ABS/CLO di P&G SGR.
Che bilancio fa del 2025 per l’obbligazionario e quali prospettive vede per il 2026?
Il 2025 è stato un anno stabile. C’è stato un momento forte di volatilità legato al ‘Liberation Day’ di Trump, che ha riacceso l’attenzione sulle possibili guerre commerciali e le loro conseguenze, poi però abbiamo assistito a un secondo semestre caratterizzato da un rapido recupero dopo la volatilità di marzo-aprile. Un ribaltamento di scenario che ha finito per favorire soprattutto le strategie di buy and hold. Guardando al 2026, invece, è evidente che non sarà una parentesi facile da affrontare. Si inizia già a vedere volatilità in alcuni settori del credito, con ad esempio il private debt che è in una fase di forte stress. A questo si aggiungono le tensioni geopolitiche, come la guerra in Iran, e il rischio di stagflazione, cioè il carovita accompagnato da bassa crescita. Si tratta di un quadro che può generare ulteriore pressione sia sul mondo fixed income sia sull’equity.
Cosa vi aspettate da BCE e Fed?
Il contesto sul fronte della politica monetaria resta molto delicato, specie alla luce dei continui sviluppi che arrivano dal Medio Oriente e dei loro riflessi sui prezzi delle materie prime. Gli investitori stanno iniziando a prezzare anche possibili nuovi rialzi dei tassi, in particolare da parte della Banca centrale europea, mentre la situazione per la Federal Reserve è diversa ma comunque complessa. Il punto centrale sarà l’equilibrio tra inflazione e crescita: interventi troppo rapidi o aggressivi sui tassi possono infatti avere un impatto significativo, sia penalizzando il fixed income a tasso fisso sia innescando fasi di risk-off sui mercati.
In questo scenario i CLO rischiano di essere penalizzati?
Al contrario: c’è margine per un’ulteriore crescita trainata dal valore relativo. A parità di rating, i CLO offrono infatti un rendimento più elevato rispetto ad altre tipologie di bond e questa caratteristica non può che rappresentare un fattore di grande attrazione in un periodo che vede gli spread dell’universo fixed income particolarmente compressi. Allo stesso tempo, in ragione del tasso variabile che le contraddistingue, le obbligazioni collateralizzate si contraddistinguono per una bassa correlazione sia rispetto al mercato azionario sia rispetto alla variazione dei tassi di interesse. In altre parole, offrono un vantaggio naturale proprio in scenari di volatilità o di rischio inflattivo come quelli che gli investitori si ritrovano ad attraversare ora. In sintesi, si tratta di strumenti che garantiscono un ottimo rendimento mantenendo una struttura di rischio efficiente.
Ha menzionato lo scenario macro. Come vi posizionate rispetto alle varie ipotesi su inflazione e tassi?
Essendo strumenti a tasso variabile, i CLO e gli ABS in senso più ampio riescono a gestire bene la volatilità dei tassi e anche eventuali rialzi perché la redditività tende ad aumentare. Quello che diventa fondamentale è però la selezione. A parità di rating esiste infatti un’ampia dispersione tra deal migliori e peggiori, ragion per cui non sempre un ritorno più alto giustifica sufficientemente il rischio aggiuntivo. Per questo è cruciale la scelta dei titoli, così come la gestione della duration. In fasi di mercato complesse, operare su scadenze contenute permette di affrontare meglio eventuali allargamenti degli spread e di cogliere opportunità future a livelli più interessanti.
Quali trend vede per il mercato dei CLO nel medio-lungo periodo?
Il trend è sicuramente di crescita, con un interesse in progressivo aumento sia da parte degli investitori che per gli operatori. Lo dimostra il record di emissioni del 2025, chiuso con oltre 60 miliardi di euro solo in Europa. A fare da driver saranno l’ingresso di nuovi player e una domanda crescente anche per le classi con classe di merito e priorità di rimborso più elevati, che risultano interessanti per soggetti istituzionali e tesorerie bancarie anche in ragione di trattamenti regolamentari favorevoli. Per fare un esempio, oggi una tranche senior dal rating massimo AAA e di durata inferiore a cinque anni può offrire un rendimento vicino al 4%: un livello difficilmente replicabile su altri strumenti obbligazionari.
Pensa dunque che i CLO si siano lasciati alle spalle lo stigma legato alla crisi del 2008?
Sicuramente in Europa stanno iniziando ad avere l’attenzione che meritano. Per molti anni sono stati associati alla grande crisi finanziaria, ma in realtà non furono loro i suoi artefici: i prodotti coinvolti erano i CDO e i subprime, che sono strumenti completamente diversi. Grazie alla maggiore liquidità e a un mercato che va dai 350 miliardi di dollari in Europa agli oltre mille miliardi negli Stati Uniti, vediamo sempre più investitori avvicinarsi. Un ruolo importante lo sta avendo anche l’arrivo degli ETF, che ha contribuito a far conoscere meglio questa asset class. Inoltre, i dati storici parlano chiaro: non ci sono stati casi di perdite nella parte investment grade, nemmeno all’epoca dei CLO 1.0 (pre-crisi finanziaria), e anche nel sub-investment grade sono state minime.
Quali sono le vostre priorità per il 2026?
Principalmente due: ampliare la base clienti dei fondi esistenti, intercettando nuovi investitori come tesorerie corporate o family office, e sviluppare nuovi prodotti nel mondo ABS e CLO. Da questo punto di vista, scorgiamo opportunità nella parte sub-investment grade ma con focus su tranche con rating più elevati: ne sono un esempio le BB, che offrono un interessante relative value alla luce delle recenti dislocazioni osservate. Abbiamo anche esperienze positive da cui partire, come il fondo ZOO5, focalizzato su CLO AAA a leva, che ha generato un rendimento complessivo superiore al 20% in poco più di due anni e centrato l’obiettivo del 9-10% annuo. Stiamo inoltre sviluppando soluzioni nel mondo delle cartolarizzazioni legate alla pubblica amministrazione unitamente ad una componente ESG sul lato sociale, che rappresentano un’ulteriore area di crescita all’interno del mondo asset-backed securities. Ne è un esempio il fondo Instant Italia PA lanciato nel 2025.
Per approfondire visitare il sito: https://www.focusrisparmio.com/news/clo-pantaloni-pg-sgr-il-2026-non-sara-un-anno-facile-ma-il-valore-resta
Focus Risparmio -Giulio Zangrandi